martedì 25 agosto 2015

In Cammino


“Qual è la tua più grande aspirazione?” 
Questa è la domanda che mi ha portato a Santiago.

Ho sempre sognato di cambiare il mondo: per questo non ho fatto architettura ma scienze politiche, ho lasciato perdere il disegno e deciso che avrei fatto l’avvocato delle cause perse, come mi dicono tutti.
Quest’anno mi sono messa in cammino perché non avevo più chiaro come portare questo cambiamento. Ed ho capito che prima di far questo avevo bisogno di guardare bene dentro me stessa e di liberarmi dal peso di alcuni ricordi, di persone, problemi, aspettative non realizzate, di sollevare tutti quegli strati di insoddisfazione, rabbia e frustrazione che ero riuscita ad accumulare negli ultimi mesi.
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Il cammino di Santiago è un atto di fede: è camminare senza conoscere il percorso, senza booking, né guida, né wi-fi, affidandosi ad una freccia gialla, che ad ogni angolo indica la strada. E per una volta la precarietà non fa paura: diventa curiosità per quello che ci sarà dopo, anche se certe volte sale la rabbia quando i piedi fanno male e negli ostelli (che non possono essere prenotati) non c’è posto. Il cammino può essere fatto come ricerca personale, come vacanza, per conoscere persone nuove o per conoscere di più se stessi. I pellegrini vengono da tutto il mondo e sono di tutte le età: si svegliano alle 6 per camminare fino alle due, fino al prossimo ostello, dove fermarsi per la notte, cinque- dieci euro per un posto in dormitorio, uno stendino per i panni sporchi e tanti compagni per far quattro chiacchiere e condividere storie.
In questa quotidianità che diventa presto routine ho trovato pace, lasciando che la stanchezza, il silenzio del rumore dei passi vincessero la mia ansia, le mie angosce, le mie domande per il futuro. 
In questa quotidianità ho imparato a domandarmi : “Come sto? 
Cosa sento? 
Mi sento stanca, felice, Piena di energia? 
C’è qualcosa che mi turba? Perché?”  
Ho cercato di darmi risposte con sincerità, senza aver paura. 
Ho provato ad accettare i miei limiti e farci i conti, spiegandoli a chi camminava con me, che mi vedeva triste o preoccupata senza apparente motivo. Ho imparato a ringraziare per i miei compagni di cammino, e a sentire quanto grande è l’energia che riescono a darci quando siamo in difficoltà. Ho avuto la fortuna di avere una compagna di viaggio, Anke, che ha saputo sostenermi e supportarmi in punta di piedi, con l’affetto e la cura di chi ti aspetta quando rimani indietro.

Ho camminato in quei giorni con in testa il mio futuro e il mio lavoro con Ashoka, come portare appieno il mio contributo, in Italia o altrove. La voglia di cambiare le cose partendo dall’empatia, dalla compassione, dalla ricerca di nuove idee, caratteristiche che tanto amo in Ashoka, sul cammino hanno preso una nuova forma. 

Camminando e guardandomi dentro ho capito che l’empatia si acquista solo conoscendosi e accettandosi fino in fondo, che la compassione è il riflesso della disponibilità incondizionata ad aprirsi agli altri, e che per essere dei veri changemaker bisogna prima avere il coraggio di cambiare se stessi.

Detachment with love

Keep fighting for the world you want to see

Gracefully let go of all the things not meant for you

Queste le frasi del mio cammino, pronunciate da persone incontrate per strada, che hanno illuminato quello che stavo cercando, permettendomi di leggere in loro quello che volevo sentire.

Arrivata a Santiago, in una mattina piovosa, ho sentito che non era la mia vera meta, che il mio cammino era stato e sarebbe continuato ad essere la vera meta. Sono partita per Santiago con una domanda, ma quando sono arrivata, quando sono finiti i chilometri e ho smesso di camminare, quando è finita la strada, allora è cominciato il vero viaggio. In quella piazza persa nel nulla ho capito anche che la risposta alla mia domanda non è univoca e che cambierà nel tempo, e implicherà una serie di nuove decisioni e svolte. 

Le mie domande saranno sempre lì, che forse senza quelle domande Natalia non sarebbe Natalia: quelle domande e quelle preoccupazioni fanno semplicemente parte della vita, mia e di tanti altri. E la nostra storia di dolori, di gioia, di sofferenze, di successi, di perdite, di guadagni, di affitti, case, viaggi e stipendi, è anche la storia di tanti altri, che come noi passano attraverso le stesse difficoltà e le stesse preoccupazioni. Alcuni giorni sono pieni di gioia, altri di pioggia, ciascuno solo un momento di una storia più grande.
Ho capito che per cambiare le cose fuori dovrò prima continuamente mettermi in gioco dentro, restando fedele a me stessa, con il coraggio di accettare quello che sento nel profondo, e di accoglierlo senza giudicarlo, fuggendo da tutto ma non da me stessa, anche se questo dovesse significare andare controcorrente, lasciare il passato e abbracciare qualcosa che non conosco. Affidarmi. Far tacere i fantasmi dentro di me seguendo il ritmo lento dei miei passi. Ascoltare la mia voce interiore.

Mi rimane impressa un immagine: un bimbo e un nonno a bordo strada. Il bambino ci sente arrivare, si gira rapido, ci guarda, ci sorride dall’altra parte della strada. Poi alza la testa, si mette in punta di piedi e urla a pieni polmoni: Buen Camino!!!



domenica 7 settembre 2014

México (e nuvole)


Ciudad de México, DF, Distito federal, o semplicemente México: quel che resta, nella metro piena, in un vagone solo per donne, sono gli occhi che lacrimano, per lo smog e la nostalgia.

Mercati aztechi e simboli maya, il presidente Juarez e i sacrifici umani, la tenacia di Frida e la sfrontata verità del suo Sergio, di quel Riveira che negli anni venti nascondeva Trotzkji e urlava la rivoluzione, schiacciandola per sempre contro il muro del Palacio Nacional.

Tutto nei murales di Città del Messico, sussurrato negli occhi dei potenti, nella rabbia di una verità bifronte, oscurata (anche allora) dai mezzi di comunicazione, tra le falsi oasi del successo, di fronte alla morte senza risurrezione di una chiesa perduta.

Messico e nuvole, oltre tre piani celesti: lo Zocalo sorge su nove mondi sotterranei, incastonato tra chiese e templi aztechi, nel centro dell'universo maya. Sopra la metro, nel centro del Templo Mayor c'è Tenoclithan.


Messico senza nuvole, oltre la metro afosa del Distrito Federal,oltre gli umori di 22 milioni di persone che respirano la capitale, verso le carreteras in ginocchio, ad aspettare che gli indigeni tolgano le tende. Mexcal, tequila e tacos al napal, una musica dipinta di blu su una parete azteca,tra agavi e cactus, le direzioni in un richiamo di zucca per chiedere agli spiriti di far ritorno. Ci si affida alle bamboline vudoo e alle pozioni del Mercato della Sonora: l'angelo guaritore e il diavolo consolatore a braccetto, alla ricerca della felicità.


Messico e nuvole, “lejos de Dios, acerca del diablo”: all’orizzonte la "Bestia"  che rincorre il il sogno americano, dalla Baja California per alimentare i santi: sei colori per cinque candele, per le richieste degli abitanti di San Juan Chamula. 112 milioni di persone, 15 milioni di indigeni, 65 etnie in questo Messico che con gli scheletri ride, e sulle tombe festeggia con teschi di zucchero.
Anche noi moriremo un giorno, ridendo.

Messico e nuvole sopra la sabbia bianca di Tulum, tra miscelada e tabasco, tra tortugas y mantarallas: più dolce di un ricordo, duro come un addio quando il mare è in tempesta. 
Zanzare e tartarughe giganti socializzano nelle acque nitide di Isla Mujeres.

Anche questa e' libertà.



San Juan Chamula

Palenque

Lo Zòcalo, DF


Chiapas

domenica 22 giugno 2014

Corpus Domini


Un distacco di cielo, un crocevia di ricordi in questo giorno dell’anno.
Un anno fa le decisioni che credevo mie mi sfuggivano tra le mani, senza che potessi cambiare di un millimetro. E la rabbia, la disperazione, la mancanza, e poi la visione nuova, il nuovo perimetro di una notte non così buia. Non più.
“Sei felice adesso, sei felice davvero”.
Dicono che solo dall’alto delle montagne si guarda lontano, e solo dopo aver bevuto dal calice del silenzio si canterà davvero.

Corpus domini, ancora e ancora: in sottofondo le stelle e quell’aria tranquilla di un silenzio fecondo, su cui, sì, stavolta cadono davvero tutte le parole, quelle buone e quelle cattive.
Ma solo il grano dà il pane.
Ubi caritas et amor: cantandolo pensano ad altri lontani, sperando, pregando, amando anche per loro. 
Deus ibi est.



lunedì 17 marzo 2014

"Sulla montagna del silezio parlerò al tuo cuore"


"Sarà più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un ricco entri nel regno di Dio" 

Una porta aperta che nessuno potrà più chiudere, nell'apocalisse di un rimprovero d'amore. La necessaria intransigenza nel proprio stile di vita, armati di un collirio per guardare alto. 
Alla ricerca del successo, del denaro, del potere: cosa muove la nostra vita?
Apparati esteriori che soffocano, contro una dimensione nascosta, che libera. Ravvedersi, ricordando l amore di prima: far memoria del proprio destino, dell'essere chiamati ad essere altrove. Ridimensionare i problemi e allargare gli orizzonti, nel rigore innovativo della profezia. E scegliere di cambiare, in una potatura frutto del discernimento.



"Ecco, ho aperto davanti a te una porta 
che nessuno può chiudere" 
(Ap 3,8)
La libertà vera dei no, una libertà fedele, 
che sceglie il silenzio per arrivare al cuore.





domenica 9 febbraio 2014

Duc in Altum


C'è chi scappa in questi giorni d’inverno, chi fugge sul primo treno e chi lotta contro i vuoti da colmare.
C'è chi la guarda da lontano, la strada, e chi si stordisce tra i richiami del lavoro, della carriera, delle finte priorità,
dimenticando i sogni, ri prenotandoli per la prossima vita.
C'è chi nel futuro ci spera, e chi ci scommette rinunciando a se stesso. C'è chi le battaglie le combatte nei palazzi, chi nell’ ufficio sotto casa, chi lotta conto l’ inquietudine in un tram e
chi si batte tra tre lavori, cinque bollette e quattro ore di sonno immolate ai progetti.
C’è chi fugge da se stesso e chi non si è mai trovato, in quest’ inverno con la luce che aumenta, chi ha gettato la spugna e ha ceduto alla paura di ferirsi, rifiutando un affetto che sa di responsabilità.


Una città schiava del proprio passato, araba fenice senza fiducia nel futuro, persa e strappata lontano. Hub di progetti, sopra le stazioni e sotto le tangenziali, fuori dal mondo. Falsi profeti in patria e oasi in questi deserti urbani, ammaliati dall’ impresa dei sogni. Rifugiati, piccoli piccoli negli angolini di cuore degli altri, ad ascoltarsi oltre le voci, le aspettative del mondo, nell’unica casa vera che ci portiamo nel cuore, perché solo puntando al centro si volerà in alto.

Bisogna davvero andare in capo al mondo per essere felici?
Tu illuminali i sogni, prendi il largo.
Duc in altum.



There are those who run in these days of winter, those fleeing on the first train and those who fight for gaps to be filled.
There are those who look away from their road, and those who forget their journey between the calls of their job, their career, their fake priorities, chasing away their dreams, re booking them for the next life .
Some people keep a hope for a new future, others struggle for it now, in their offices, in their houses, racing against time, against their three jobs and their lack of time for their sacrificed life projects.
Some people try to fly away from themselves, others will never find their real selves, in this winter of increasing light.
rejecting a love that recalls an idea of responsibility.

Refugees in the hearts of others, we try to listen over the voices, over the expectations of the world, taking shelter in the only real home that we carry in our hearts, pointing to the centre in order to fly high.

Do we really need to go away in order to be happy?
Light up your dreams and take off .
Duc in altum.



domenica 19 gennaio 2014

Keep calm and discern



"Cerchiamo di afferrare la prima cosa che troviamo, invece dobbiamo continuare a sperare e non stancarci: alla fine troveremo ciò che davvero ci rende felici"

Chi sono?
Dove voglio andare?
Cosa voglio dalla mia vita?
Disordine e movimento, sempre alla ricerca di altro: desideri detestati, tra emergenze e priorità, verità e completezza. Rifiutare i grigi e i compromessi, avere il coraggio di fare delle scelte, potando e sacrificando il superfluo.
Uscire dalle proprie sicurezze e affidarsi, mettersi in cammino, fare luce su ciò che davvero vogliamo, liberandoci da quello che gli altri vogliono per noi, senza lasciarci abbattere, senza lasciare che i sensi di colpa o le sconfitte ci facciano smettere di credere e di sperare. Senza lasciare che la nostra voglia di facile ci spinga a scegliere la via più breve.

Vivere nel parziale o trovare il coraggio di scegliere il completo, in una nostalgia della pienezza che vince i compromessi. Ed ecco un armonia dai contorni imprevisti e inaspettati, nella coerenza di un progetto che va aldilà delle deviazioni momentanee, ma talvolta necessarie.

Basti a te stesso?
Sullo sfondo un ricordo, di un affetto incondizionato, nella convinzione che "solo ciò che è donato e' tuo per sempre".


“E ti condurrò nel deserto e parlerò al tuo cuore”.
Keep calm and discern



"We always try to grab the first thing we find. Instead, we must continue to hope and not get tired to fight: at the end we will find what really makes us happy "

Who am I?
Where am I going ?
What do I want from my life ?
Disorder and movement, we always look for something else. Detested desires and emergencies, priorities and projects. truth and completeness. Reject the greys and compromises, find the courage to choose, sacrificing what’s superfluous.
Get out of your safety and believe, walk on your own way, and shed light on what you really want, freeing yoursdelf from what others want for you.
Don’t let them break you down, or your guilts stop you and loose hope.

Seek fullness and reject compromises, in a harmony unforeseen and unexpected, in the coherence of a project that goes beyond the momentary diversions.
A memory in the back of your mind: an unreseved love, believing that “only what is given it’s yours forever".
"And I will take you to the desert and speak to your heart."
Keep calm and discern

domenica 12 gennaio 2014

Coraggio


 
"E’ il quasi che mi disturba, che mi intristisce,

che mi ammazza portando tutto quello che poteva essere stato 
a non è stato.


Basta pensare alle opportunità che sono scappate tra le dita,

alle idee che non usciranno mai dalla carta

per questa maledetta mania di vivere in autunno.


Mi chiedo, a volte, cosa ci porta a scegliere una vita piatta;
o meglio, non mi chiedo, contesto.

La risposta la so a memoria,
Avanza vigliaccheria e manca coraggio perfino per essere felice.
La passione brucia, l’amore fa impazzire, il desiderio tradisce.
Se la virtù stesse proprio nei mezzi termini, il mare non avrebbe le onde, i giorni sarebbero nuvolosi
e l’arcobaleno in toni di grigio.

Il niente non illumina, non ispira, non affligge, nè calma,
amplia solamente il vuoto che ognuno porta dentro di sè.
Non è che la fede muova le montagne,
nè che tutte le stelle siano raggiungibili,
per le cose che non possono essere cambiate
ci resta solamente la pazienza,
però, preferire la sconfitta anticipata al dubbio della vittoria
è sprecare l’opportunità di meritare.

Per gli errori esiste perdono; per gli insuccessi, opportunità;
per gli amori impossibili, tempo.

A niente serve assediare un cuore vuoto o risparmiare l’anima.

Non lasciare che la nostalgia soffochi, che la routine ti abitui,
che la paura ti impedisca di tentare.
Dubita del destino e credi a te stesso.

Spreca più ore realizzando piuttosto che sognando,
facendo piuttosto che pianificando, 
vivendo piuttosto che aspettando
perchè, già che chi quasi muore è vivo,
chi quasi vive è già morto."

- LUÍS FERNANDO VERÍSSIMO -









lunedì 6 gennaio 2014

Italy: love it or leave it

Which city do you call home? Senza tapparelle, né sole, né olio, né sole, né bidet, ma coi i mezzi che funzionano, i musei gratis, il bikesharing, gli stipendi proporzionati, le start up e l’imprenditoria giovanile. “Per tutto quello che avrei potuto fare, essere e avere a casa mia”. Quattro anni, nove traslochi, tre copri piumino, le pentole di altri, niente caffettiera abituandosi al ginseng, domandandosi chi ti ha reso schiavo di un odi et amo per una città che mai ti lascerà andar via. Ma tu raccontaglielo quanto fanno male i sogni. “Vi ricorderò con la mia lontananza di avere dei rimpianti”. E non rispondetemi che la felicità è mia, e mia soltanto: "non sono che una scheggia andata ad infrangersi da qualche altra parte” ---------------- Which city do you call home? No curtains, no olive oil, no sun, but with bus that run, free museums, bikesharing, good salaries start-ups and young entrepreneurship. "That's for all that I could do, be and have at home." Four years, nine mo three covers, somebody else boots, no coffee maker, getting accostumed to ginseng, while wondering who made me a slave of my home country. "With my absence I will make you remember what you should regret." And don't answer me that happiness is mine, and mine alone: I am just a dreamer fighting somewhere else "

mercoledì 25 dicembre 2013

Buon Natale...Merry Christmas



Fidarsi e affidarsi al disegno di Dio sulla nostra vita
Lasciare che il nostro cuore si commuova
Accettare il bisogno di Dio
Trovare il coraggio di pregare.
Buon Natale

Trust and rely on God's project on our life
Let ourselves be moved
Accept the need of God
Find the courage to pray
Merry Christmas



lunedì 16 dicembre 2013

Luci di Natale


Abbiamo davvero bisogno di andare più veloci? 

E di guadagnare di più?
Di cosa ha davvero bisogno il mondo?


E' arrivato il natale su Via Merulana: farfalle illuminate solo di notte. Si guarda in faccia il buio, oltre le luci, anche se fa paura, anche se fa paura capire di esserne parte. Serate up and down su musica anni '80 guardando Barberini dall'alto, un occhio al burlesque un altro interiore, pensando ai sogni che mancano.Sotto l'albero una lista di desideri che parla di dubbi compresi e perdoni accettati, di luci vicine e bui interiori. Ci si arrabatta tra chi sostiene che quello che sei non è mai abbastanza, chi esorta a stringere i denti e una vocina interiore che ricorda che solo tu potrai dar forma alla TUA felicità.


E cosa vuol dire, poi, felicità?

C'è chi la trova in un fazzoletto a pois, chi in un paio di orecchini a forma di fungo, chi in un giglio sul comodino. C'è chi sarebbe felice potendosi abbonare in palestra, chi comprando un nuovo mobile senza doverlo lasciare al prossimo trasloco.


"L'impresa sociale permette a ciascuno di ridisegnare una parte del mondo: non richiede un educazione d'élite; richiede uno zaino da trekking. Nasce dall’esperienza diretta dei problemi, dal fare troppo domande, dall’osservare col bisogno di capire. Gli imprenditori sociali sono persone che non possono restare a guardare altri soffrire, che non possono accettare che altri perdano possibilità che dovrebbero avere” (1)

…Quanto vale la felicità?

(1)David Bornstein, “How to Change the world”
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Do we need to go faster?

Do we need to gain more?
What the world really needs?


Christmas lights on via Merulana, evenings up and down on 80s music, watching Barberini’s fountain from the above, a glimpse at the burlesque show and a glance at the dreams that are missing. Under the Christmas tree a wish list that reminds of doubts and forgiveness accepted, of intimate lights and inner dark.
In the meantime we struggle between those who told us that we are never never enough , those who urges us to carry on and that inner voice that shouts out that we are the only ones that can shape our happiness.
But, what’s happiness?
There are some who find it in a polka dot handkerchief, others who discover it in a mushroom shaped pair of earrings or in lily on their cabinet.
There are those who would be happy knowing that they can subscribe to the gym, or finding out that they can buy a piece of furniture without having to sell it at the next moving.

“Social entrepreneurship is about realizing the capacity within each person to reshape a part of the world. It doesn't require elite education: it requires a backpack. It comes from first hand engagement with the world, from asking lots of questions and observing with a deep caring to understand. Social entrepreneurs are people that cannot stand to watch others suffer, people that cannot stand to others missing opportunities they should have” (1)

How much is happiness worth?

(1)David Bornstein, “How to Change the world” https://www.ashoka.org/


mercoledì 11 dicembre 2013

Ricordi...Volontariato a Calcutta


Mi erano state dette tante cose prima di partire: che sarebbe stata dura, che sarebbe stato difficile, che non avrei retto lo sforzo, la diversità culturale, lo sporco, il traffico, la povertà. Mi era stato detto che Calcutta sarebbe stata "un pugno nello stomaco", che avrei solo voluto prendere il primo aereo per tornare a casa.
Nei primi due giorni ho pianto, cercando rifugio contro il rumore senza sosta, contro la povertà incomprensibile di chi vive per strada, contro le capre, le mucche, la sporcizia, la gente che fa pipì agli angoli delle strade.
Volontariato a Calcutta: un viaggio interiore

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I was told so so many things before leaving: that it would be tough and difficult, that I wouln't be able to bear the strain, the cultural diversity, the dirt, the traffic and poverty. I was told that Calcutta would have been a "punch in my stomach," that I would only want to take the first plane back home.



lunedì 9 dicembre 2013

Freedom





Grasse, alte, formose, tatuate, magre: ammiccano dietro un vetro, spogliando con lo sguardo chi passa davanti alla chiesa vecchia.
Dicono che libertà significhi far corrispondere i desideri alle possibilità: a Amsterdam la libertà si ricerca nel centro, tra locali a luci rosse, coffee shops e negozi di vibratori, o vivendo sul fiume, una barca per casa muovendosi con la corrente. Oppure, c'è chi la libertà la trova nella possibilità di costruirsi sicurezze, in bici senza paura, tra tandem e semafori pedonali, due bambini nel portaoggetti di fronte, senza casco, senza paura.
Amsterdam, 8 Dicembre, tra luci, alberi di Natale, freddo e boutiques: quanto costa la libertà?
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Fat, tall, curvy, tattooed, skinny: behind the glass they wink at people passing in front of the old church.
It is said that freedom means matching desires to possibilities: in Amsterdam you can look for freedom in the city centre, wondering in the red light district, among coffee shops and vibrators sellers, or going for a boat house on the river, floating with the current. Also, there are those who find freedom in the possibility of creating their safety, biking around the city with their children in the front compartment, without a helmet, without fear.
Amsterdam December 8, 2013, among colourful lights and christmas trees.

Is freedom free? 






lunedì 2 dicembre 2013

Dare o Ricevere?



Venerdì sera con le Idi di Marzo: un viaggio nella campagna elettorale di un presidente statunitense, tra etica e politica, nel dubbio delle personali responsabilità nelle scelte. Sullo sfondo discorsi tra dottorati e lavori part-time, disoccupazione o università a numero chiuso: sarà davvero il paradiso l’ America?
E poi Mercatini di natale in un weekend a Milano, di sole, post neve. Giri tra Imaginarium e la Città del sole, pensando agli altri, immaginando cosa li renderà felici. E poi giro da Tiger tra carte di natale, matite, gomme e lampade a pois, ricordandosi quanto è bello tornare bambini.
Roulotte di criceti o una macchinetta per mega bolle di natale?
C'è più gioia nel dare o nel ricevere?

Friday night with the Ides of March: a journey into the election campaign of a U.S. President, between ethics and politics, wondering on the meaning of personal responsibility and choices. After that, conversations on phds and part-time jobs, unemployment and public universities: Are the States a real heaven?
And then a weekend in Milan, between sun, snow and Christmas Markets. A tour in the shops Imaginarium and the City of the sun, thinking of what will make our friends happy. And then a walk inside Tiger between christmas cards, pencils, erasers and lamps with polka dots, remembering how nice it is to return children.
Toy Caravans or a machine for x large bubbles?

Is there more joy in giving or receiving?

mercoledì 27 novembre 2013

Unfrequently Asked Questions



Non siate timidi e rispondete!!(Esiste anche l'opzione "risposta anonima!)
1) I film/ libri più bello che abbiate mai visto/letto?
2) Tre cose che vi rendono felici.
(La redazione consiglia una scelta tra: nutella, un regalo inaspettato, una birra al momento opportuno, un amico che vi raggiunge dall altra parte della città perché sa che avete bisogno di parlare, un abbraccio, un gatto).
3)Se doveste scegliere una musica per la vostra vita, quale scegliereste?
4)Il regalo più bello che abbiate mai ricevuto
5) La frase più bella e/o quella a cui siete affezionati
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Unfrequently asked questions

Don't be shy and answer: 
1) the best movie ever watched/ book eve read
2) three things that make you happy (our favorites are: Nutella, an unexpected gift, a beer when needed, a friend that comes to support you in a bad moment, a hug, a cat)
3) if you had to choose a music for your life, which song would you go for?
4) the best gift you ever received
5) your favorite quote



martedì 19 novembre 2013

Let's run away




2 AM, sabato, Chelsea.

Keyra viene dalla Nigeria, lavora a Londra da cinque mesi: pulisce i bagni di un club, combattendo con ragazze che il sabato sfogano nell’ alcool la rabbia di ore e ore di overworking.
Non ne può più ma non ha altra scelta.
"Sono venuta qui per mettere da parte soldi ma spero di tornare presto nel mio paese: laggiù tutto va bene, solo l'economia non va".
Londra e' bella, affascinante sotto le luci di Natale di Carnaby Street, illusoria nelle musiche di Oxford Circus. Ti chiede l'anima, Londra, vendendola nelle costose boutique di Christopher Place, e ti lascia vuota dopo due cocktail e un paio di shots.

"Ci ho pensato tanto alle volte in cui mi sono mancati dei punti di riferimento, a tutte le volte in cui mi sono sentita persa, una piccola bambina sperduta. E ho scoperto quanto fa male elemosinare l' affetto, quanto vuoto resta quando chi credevi importante se ne va. Ma, se qualcosa ci è stato tolto, tanto anche ci è stato dato…..Ma non sappiamo mai per quanto"
Mi ha guardata e ha sorriso, Keyra.

"Goodnight Darling, take care".
E ha continuato così, col prossimo bagno.
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2 AM , Saturday , Chelsea.

Keyra comes from Nigeria, she has been working in London for five months, cleaning the toilets of a club, fighting with girls drunken on Saturday nights, the weekdays of overworking to forget. Keyra doesn’t like here but she had no choice.
" I came here to put money aside but I hope to return home soon. Everything is fine in my country, it’s just the economy that is bad. I want to come back as soon as possible”.
London is beautiful, charming under the Christmas lights of Carnaby Street, magic in the music of Oxford Circus. London asks for your soul , selling it in the unique boutiques of Christopher Place, and leaves you empty after two cocktails and a couple of shots .

"I thought of home every time I miss my points of reference, all the times I feel lost, looking for my place. In these months I' ve discovered how much it hurts to beg love and the void that remains when important people fade away. But, if something is missing, a lot has been given to me. But I don’t know how long it will last.

She looked at me and smiled.

" Goodnight Darling , take care" .
And she turned to the next bathroom.

lunedì 11 novembre 2013

Londra- Wake me up


"All this time I was finding myself, 
but I didn't know I was lost" (1)
Dicono che certe città parlino al cuore, e che altre ti mettano al muro, strappandoti tutte le parole. 



Mi ha sempre fatto uno strano effetto, Londra. 
Come quando bevi dal calice amaro della catarsi e non sai se reggerai l'urto,se sarà purificatore o ti farà a pezzetti, tagliata a lamelle dal ritmo delle partenze.
Londra ti scuote, ti risveglia martellandoti con una pioggerellina battente, e poi ti mette alla prova con quel suo cielo grigio che non lascia posto per le soddisfazioni facili e le gioie passeggere. Apre la mente, Londra, con quell'innegabile slancio delle situazioni che obbligano a cercare oltre una via d'uscita, fosse pure con la fantasia. Dicono che ci si venga per fare carriera: un paio d'anni senza vita, quindici ore di lavoro al giorno senza spazio per nient'altro, nemmeno nel weekend, da passare al desk o prosciugando anima e portafoglio in qualche club.
Si può scegliere di dimenticare se stessi, a Londra, o di fare i conti con le occasioni,tra gli young professionals fuggiti da quei paesi di cui dovrebbero essere il futuro. A Londra si arriva per perdersi, o ritrovarsi, sperando che qualcuno ci svegli al momento opportuno. Perché è solo fermando il movimento che si capisce dove andare, che si scopre quello a cui si tiene di più.
"Dont worry Camerun, we will stop the recession" si legge in metropolitana.
Ci sveglieremo, un giorno.
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"All this time I was finding myself , 
but I did not know I was lost"  (1)

Certain cities seem to have the power to speak to our hearts, while others put you in the corner, London has always had a strange effect on me. Like a bitter sip of medicine, either healing through its strength or weakening for its strong consequences. London shakes you, awakening with its pouring rain, challenging with its gray sky that leaves no place for easy satisfactions. It opens the mind, with its undeniable momentum, forcing you to seek more than a way out, at least with your fantasy. So many are those who come here pursuing their career, choosing to spend a couple of years away from real life. Each day, they spend fifteen hours working. Nothing else, not even during the weekends, in front of the desk or draining their soul and wallet in a posh Chelsea’s club.
In London you can choose to forget yourself, or to deal with opportunities, hidden among young professionals who fled from countries that should be their future. You can come here to get lost, or to look for yourself, hoping that someone will wake up at the right moment. Cos it’s only stopping the movement that you can understand where to go, and what you really care about.
" Don’t worry Cameron , we will stop the recession" It’s written in the subway .
We'll wake up, one day.


1 Avicii "wake me up" 

lunedì 4 novembre 2013

Novembre


"Io non lo so dove vanno i morti. Ma so dove restano"
Weekend lungo dei morti, "tra temperature estive, ultimo sole, viaggi e gite fuori porta", dicono i telegiornali. 
Ma c'è anche aria d' autunno, tra colori forti, castagne e ricordi.
Ieri ho visto "Viaggio a Kandahar" e ho pensato alle mine, alla speranza e alla ditta Augusta, alla noncuranza di chi vive in una piccola fetta di mondo serena.
"Se i muri sono alti, il cielo lo sarà sempre di più' ", e "se un giorno ti chiuderanno in prigione, tu chiudi gli occhi e fuggi via lontano"
Certe persone riempiono la nostra vita con la loro assenza.
O forse ci spingono, ci spingeranno sempre, a guardare in alto.

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"I don't know where deads go, but I know where they remain.
Long weekend of holidays, "last chance of sun, short trip and seaside walks" the news say.
But also, that's autumn time, with strong colours and persistent memories.
I saw "Jouney to Kandahar" yesterday. And I thought about mine, war and about the Italian company "Augusta". And I thought of this serene piece of world far from there.
"If walls are high, the sky will always be higher.
And if one day you'll find yourself in a prison, close your eyes and escape".
Some people fill our lives with their absence.
And they will always srive us to think higher.